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E' una strada che brucia lasciando per terra scheletri che scompariranno. E' il colore della natura che si confonde con mattoni ed asfalto; è il sangue che scorre nelle vene oppure il sorriso fra le macerie, la speranza bagnata d'angoscia, la forza che muore, l'inquetudine che sopravvive, emozioni ferite da discorsi o da sudori improvvisi, occhi che si incrociano. E' l'eterna partenza, l'eterno arrivederci, musiche di strada, subitanee improvvisazioni e nuovi valori, nuovi lustrini con cui farsi ammirare; è il nostro viso muto, le passeggiate che cancellano la presenza metro dopo metro. Forse una lacrima, forse una sensazione. Saranno magari le grida dei bimbi al parco, un treno in corsa che non può cambiare percorso, un taxi che sballotta qua e là, un violino suonato finchè qualcuno non si stuferà di suonarlo, una stufa accesa solo se necessario. Sarà una minestra riscaldata. Sarà una farsa fra mille farse, un grido di rabbia fra silenzi complici. Allora il canto di una giovane mamma ridarà luce agli occhi infelici, una creatura si alzerà in mezzo alle altre addormentate dal caos degli eventi e nuove basi saranno gettate, nuovi mondi saranno scoperti e poi spenti tra il pianto degli impotenti, nuovi massacri da ricordare nuove bandiere da appendere nel cervello e da non poter mai stracciare, come pena la pena di morte. Taciti accordi e strette di mano, resta una misera spina conficcata. Nei cuori. Dimenticando dietro qualche ruga noi che viviamo adorando qualcosa cercando la sopravvivenza...La voce amica da un telefono riporta indietro nel tempo dei sogni infantili, quelli zeppi di presenze che non ci sono o sono troppo lontane. Limpide sono le giornate d'estate, all'alba durante i primi canti del gallo mentre tante teste non danno segni di vita. Rimane tra la polvere un barlume d'amore o magari la consapevolezza che dentro di noi esiste tutto ciò che non è definibile. Sono dentro di noi la strada, il colore della natura o l'eterna partenza. Nelle budella, nel cervello esiste come fonte di vita colui che guida i movimenti e i sentimenti. Non una stella sopra di noi, non un solo momento di dialogo fra angeli nè possibili salvezze. E' lui che batte e scava violentemente, intenso in tutto ciò che fa, compreso nel dormire e nel tralasciare particolari. Lui. Il mio nome. Il tuo nome, forse. Il mio Dio. Essendomi osservata lungo i pendii dell'anima mai ho percorso tanti chilometri a vomitare bile, verde, come la speranza.

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Posted by Anonymous at December 21. 2007
E' una strada che brucia lasciando per terra scheletri che scompariranno. E' il colore della natura che si confonde con mattoni ed asfalto; è il sangue che scorre nelle vene oppure il sorriso fra le macerie, la speranza bagnata d'angoscia, la forza che muore, l'inquetudine che sopravvive, emozioni ferite da discorsi o da sudori improvvisi, occhi che si incrociano. E' l'eterna partenza, l'eterno arrivederci, musiche di strada, subitanee improvvisazioni e nuovi valori, nuovi lustrini con cui farsi ammirare; è il nostro viso muto, le passeggiate che cancellano la presenza metro dopo metro. Forse una lacrima, forse una sensazione. Saranno magari le grida dei bimbi al parco, un treno in corsa che non può cambiare percorso, un taxi che sballotta qua e là, un violino suonato finchè qualcuno non si stuferà di suonarlo, una stufa accesa solo se necessario. Sarà una minestra riscaldata. Sarà una farsa fra mille farse, un grido di rabbia fra silenzi complici. Allora il canto di una giovane mamma ridarà luce agli occhi infelici, una creatura si alzerà in mezzo alle altre addormentate dal caos degli eventi e nuove basi saranno gettate, nuovi mondi saranno scoperti e poi spenti tra il pianto degli impotenti, nuovi massacri da ricordare nuove bandiere da appendere nel cervello e da non poter mai stracciare, come pena la pena di morte. Taciti accordi e strette di mano, resta una misera spina conficcata. Nei cuori. Dimenticando dietro qualche ruga noi che viviamo adorando qualcosa cercando la sopravvivenza...La voce amica da un telefono riporta indietro nel tempo dei sogni infantili, quelli zeppi di presenze che non ci sono o sono troppo lontane. Limpide sono le giornate d'estate, all'alba durante i primi canti del gallo mentre tante teste non danno segni di vita. Rimane tra la polvere un barlume d'amore o magari la consapevolezza che dentro di noi esiste tutto ciò che non è definibile. Sono dentro di noi la strada, il colore della natura o l'eterna partenza. Nelle budella, nel cervello esiste come fonte di vita colui che guida i movimenti e i sentimenti. Non una stella sopra di noi, non un solo momento di dialogo fra angeli nè possibili salvezze. E' lui che batte e scava violentemente, intenso in tutto ciò che fa, compreso nel dormire e nel tralasciare particolari. Lui. Il mio nome. Il tuo nome, forse. Il mio Dio. Essendomi osservata lungo i pendii dell'anima mai ho percorso tanti chilometri a vomitare bile, verde, come la speranza.
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